ELEMENTARE
WATSON
Marco
Tortorici
Cenni
di bioclimatica
Se chiedessimo
ad un architetto perché mai un suo collega (anche
illustre come F.Ll.Wright), abbia messo
un tiglio davanti alle aperture di una delle sue
architetture, ci sentiremmo rispondere che le ragioni
vadano ricercate in una sorta di naturalistico vedutismo,
od ancora nella ricerca dello stile cosiddetto "organico".
Tali risposte passerebbero in secondo piano se si
guardasse la problematica dal punto di vista bio-climatico.
Infatti un
albero è anche una perfetta macchina naturale che
filtra la luce ed il calore del sole in primavera
ed in estate e li lascia passare nei mesi invernali,
ottimizzando il rendimento di un'apertura. Utilizzare
la luce solare con successo e senza controindicazioni
impone uno studio delle situazioni climatiche generali, dalla
latitudine e longitudine alla esposizione ai venti,
e delle condizioni specifiche del microclima con
cui l'edificio dovrà interagire. Ad esempio Le Corbusier
nel suo libro "Verso una architettura" raccomanda
la cura dell'esposizione dell'edificio; ma la finestra
a nastro (da lui resa paradigma invariante dell'architettura
contemporanea) appare legata al contesto della Francia
e quindi improponibile in situazioni differenti
come l'Algeria, dove lo stesso Le Corbusier costruisce
molto senza utilizzare tale elemento linguistico.
Alcuni dati sono fondamentali per incominciare a
progettare utilizzando al meglio l'energia solare:
sono i dati della cosiddetta solar geometry ed in
particolare il variare della posizione della terra
rispetto al sole ed ai suoi raggi.

La rotazione del nostro pianeta
implica che nell'emisfero settentrionale il sole
sorga a sud-est e tramonti a nord-ovest, e di conseguenza
le parti di un edificio esposte a nord non verranno
quasi mai raggiunte direttamente dai raggi solari,
mentre quelle esposte a sud li riceveranno direttamente
e per la maggior parte del giorno. Al variare delle
stagioni, l'inclinazione della terra rispetto al
sole fa si che per ogni latitudine cambi l'angolo
di incidenza del sole sulla superficie terrestre;
per cui, conoscendo la latitudine si conosce anche
l'angolo di incidenza dei raggi solari per tutti
i periodi dell'anno (dati tabellati e di facile
reperimento). Da una analisi generalizzata di queste
informazioni nasce la convizione che ogni situazione
sarà diversa e che bisogna prevedere gli adattamenti
della macchina bioclimatica affinché sia in grado
di poter accogliere i raggi solari in ogni periodo
del giorno per tutto l'anno, in modo da ottimizzarne
la resa. Ne segue uno dei corollari della ricerca
architettonica nel campo bioclimatico, cioè la previsione
di interazione dell'operatore con lo spazio che
abita, che dovrà risultare semplificata e di logico
apprendimento. Per altro la problematica del risparmio
energetico richiede anche studi su come permettere
alla luce solare di illuminare gli spazi interni
in maniera diffusa e per un ampio periodo del giorno;
I fattori elementari risolutivi sono dati da:
- Dimensione delle finestre
- Riflessività e colore
di pavimentazioni e soffitti
- Forma delle superfici
riflettenti
Come è intuibile, la luce
arriverà tanto più in fondo alla stanza quanto
più saranno riflettenti pavimentazioni e soffitto:
i colori chiari sono più riflettenti di quelli
scuri e le superfici sfaccettate sono più riflettenti
di quelle lisce. Per cui una parete bianca trattata
a buccia di arancia rifletterà ad esempio, più
luce di una parete liscia dello stesso colore.
Nel caso di superfici opache, il coefficiente
di riflessione, legato anche al colore del materiale,
può essere molto elevato (tendente ad uno), nel
caso di superfici bianche, oppure molto basso
(tendente a zero), nel caso di superfici nere.
L'energia che non viene riflessa viene assorbita
dal materiale e convertita in energia termica.
A determinate latitudini e con macroclimi nordici
è sovente opportuno immagazzinare tale energia
in masse termiche e gestita per riscaldare l'ambiente;
per altro tale energia nelle zone temperate o
calde può produrre sovrariscaldamento e mancanza
di comfort interno dello spazio abitato. Elementi
curvilinei nella sezione tenderanno a concentrare
i raggi riflessi in una area particolare a seconda
della curvatura, facilmente individuabile conoscendo
i coefficienti di riflessione in quanto il raggio
riflesso ha lo stesso angolo di quello incidente.

Eguali considerazioni
possono essere fatte nel caso in cui la luce provenga
dall'alto. Sempre la conoscenza dell'angolo d'incidenza
e di riflessione permette di prevedere il comportamento
della luce e progettarne gli effetti.

Nel primo e
nel terzo caso la luce solare viene deviata in modo
tale da concentrarla sulle pareti laterali, soluzione
che si adatta perfettamente alle esigenze espositive
di una mostra di pitture o di sculture in quanto
la luce viene parzialmente diffusa e arriva soffusa
dall'alto sulle opere in mostra, evitando i noiosi
riflessi. Nel secondo caso un sistema di frangisole
frammenta e diffonde uniformemente la luce solare
creando una condizione di illuminazione adatta a
sale di lettura ed uffici. Poiché l'angolo di incidenza
varia di stagione in stagione, una soluzione statica
ottimizza la resa solamente in un particolare periodo
dell'anno. Per il principio dell'interazione bisogna
trovare soluzioni e meccanismi che permettano all'operatore
di adattare la macchina bioclimatica a tutte le
possibile esigenze. Un singolare esempio di espediente
bioclimatico potrebbe essere un davanzale bianco
telescopico ad alto potere riflettente: a seconda
della lunghezza della stanza e della altezza dell'apertura:
al variare dell'angolo di incidenza dei raggi solari
il davanzale modifica la sua lunghezza per riflettere
la quantità di luce desiderata all'interno dello
spazio abitato. Il principale problema tecnico-progettuale
sta nel riuscire a sfruttare le potenzialità della
luce solare senza subirne le controindicazioni termiche.
Un esempio tipoc della tradizione mediterranea,
dalla Grecia all'Italia alla Tunisia, è l'espediente
di dipingere le case di bianco e celeste e costruirle
con spessi muri portanti che costituiscono una eccellente
massa termica. Due sono infatti i principali principi
passivi per controllare l'accumulo di energia termica:
la massa termica e la schermatura. Il primo conserva
l'energia per sfruttarla in seguito e consiste nell'utilizzare
ampie masse di cattivi conduttori del calore per
accumularlo ed evitare che questo arrivi all'interno
nei periodi di massimo irragiamento. E' il caso
degli edifici incassati nelle pareti di roccia o
costruiti sotto terra o che sfruttano la massa termica
di pareti in muratura pesante.

La schermatura
invece protegge le superfici con una copertura che
rifletta o assorba l'energia termica a seconda delle
esigenze. Ad esempio una seconda copertura che ombreggiasse
un tetto piano ne impedirebbe il surriscaldamento
e gli spazi sottostanti godrebbero di un comfort
termico anche nei periodi più caldi. Inoltre se
tale schermatura è effettuata per mezzo di pannelli
solari, l'energia non viene dispersa ma immagazzinata
ed utilizzata. L'espediente della doppia copertura
può anche essere utilizzata per forzare il vento
in spazi angusti e creare correnti d'aria da sfruttare
per la ventilazione naturale dell'edificio.

Marco
Tortorici:
Ricercatore presso l'Università di Palermo Articolo
estratto da "Bioarchitettura",n° 18, 2000
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