Il Feng shui: una bioarchitettura cinese per l’occidente

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Il Feng shui: una bioarchitettura cinese per l’occidente

BIOARCHITETTURA FENG SHUI

DI ARCH. STEFANO PARANCOLA

Il Feng shui, l’antica arte cinese del Vento e dell’Acqua, ha come obiettivo primario quello di ricercare il benessere dell’uomo negli ambienti confinati e non, studiandone le interrelazioni tra la triade Cielo-Uomo-Terra.
I principi del feng shui erano presenti anche nella cultura architettonica e paesaggistica occidentale, soprattutto in quella araba (denominata geomanzia) e confluirono successivamente nella costruzione delle cattedrali romaniche e gotiche.
In tutte le culture era fondamentale il rispetto del genius loci (inteso come ambiente vitale di un determinato sito), il rapporto tra edificio ed intorno ed il rispetto degli elementi naturali (corsi d’acqua, colline, vegetazione…..).

Esistono delle regole generali nel Feng shui, ma risulta importante sottolineare la peculiarità e specificità di ogni intervento, di ogni luogo ed edificio in cui si interviene o si progetta ex-novo. Ogni situazione ambientale ha un suo carattere da rispettare ed è questo infatti uno degli aspetti fondamentali del Feng shui cioè l’arte di armonizzare gli spazi in sintonia con l’ambiente circostante e le persone che vi si insediano.

Il feng shui, non è un fenomeno esoterico giunto solo oggi alla ribalta, ma è anche una corrente sotterranea oggetto di studi che è venuta alla luce negli scritti su alcuni famosi architetti (Norman Foster, Ieoh Ming Pei e Gino Valle) e più indietro nel tempo anche nelle determinanti progettuali di alcune loro opere (Hong Kong & Shanghai Banking Corporation, Bank of China e Monumento alla Resistenza di Udine).

Il rinnovato interesse in Italia per il Feng shui (dopo l’epoca dei pionieri solitari) affonda le sue radici non in esotismo di maniera (anche se certe declinazioni contenute in volumi molto spinti verso la new-age, ci porterebbero a concordare in questa spiegazione), ma in un’affermazione delle correnti di pensiero olistico ed in una revisione continua delle nostre coordinate cartesiane.
E’ importante coniugare le nuove discipline: Feng shui, architettura bioecologica o sostenibile ed architettura organica. Le tre pratiche possono essere rispettivamente associate a tre facce di una nuova cultura: il rispetto sacrale per il paesaggio, la preoccupazione per la sanità dell’abitare e la considerazione del legame fra il vivente ed il costruito espresso in forme organiche (considerazione questa che nel campo dell’architettura ha radici lontanissime ed annovera padri illustri, come Frank Lloyd Wright, nel Movimento Moderno).

Risulta importante sottolineare nel feng shui l’analisi della dimensione territoriale e l’importanza dell’elemento acqua. Va ricordato che l’applicazione dell’arte del Vento e dell’Acqua nella pianificazione delle città e dei monumenti ha una storia più lunga, in termini di secoli, rispetto al Feng shui per le case e per le tombe e che la sua nascita è strettamente correlata a quella dell’ingegneria idraulica.

Nel termine Feng shui gli ideogrammi Vento e Acqua hanno un significato molto profondo, in quanto sia singolarmente sia in combinazione rappresentano dal punto di vista formale la manifestazione del flusso dell’energia. Due dei cardini su cui si fonda la pratica del feng shui sono: il Qi (soffio vitale o respiro cosmico) e lo Sha Qi (freccia segreta). Il primo corrisponde all’energia che scorre attraverso la natura che bisogna raccogliere e accumulare, evitando che ristagni, il secondo designa invece una minaccia rappresentata da forme rettilinee che puntano generalmente sull’edificio.

La Madre Terra
Nonostante il feng shui sia fondato sulla visione e sull’esperienza taoista della natura, l’idea che la Terra sia colma d’energia, quindi intesa come organismo vivente, non appartiene unicamente al Taoismo. I nostri antenati erano consapevoli del fatto che la natura che ci circonda fosse un organismo vivente. Simbolicamente questo era rappresentato per mezzo di spirali, serpenti, draghi. Tutte queste rappresentazioni avevano come denominatore comune il fatto, che la forza creativa che stava alla loro base era descritta sotto forma di movimento serpeggiante o tortuoso.

Anche il termine feng shui non è casuale. Per Stephen Skinner (1985), “il vento e l’acqua insieme esprimono il potere degli elementi che scorrono nell’ambiente naturale. Questo potere viene espresso e deriva dal flusso dell’energia che scorre non solo sulla superficie, che è stata scolpita dal vento e dall’acqua, ma anche all’interno della Terra”.

Questo mette in evidenza come i cinesi consideravano il feng shui non tanto come ramo superstizioso di pratiche rurali, ma come parte dello studio della Terra e dei suoi modelli, sia quelli naturali sia quelli artificiali. Il feng shui dà risalto alle forme ed ai segni del paesaggio analizzandoli dal punto in cui sorgono sino al punto in cui terminano e determinando in tal modo la loro posizione e orientamento. Una delle due Scuole fondamentali Feng shui è quella della Forma o della Configurazione che analizza i caratteri naturali (montagne, colline, grandi alberi, rocce, vallate, corsi d’acqua maggiori e minori…..) e artificiali (edifici, linee telefoniche, dell’alta tensione, e infrastrutture in genere).

Cosmologia e paesaggio sono da sempre le due radici su cui si fonda il feng shui, quindi il rispetto sacrale per il genius loci, inteso come la matrice morfogenetica che ha operato nel passato alla quale si deve la qualità urbanistica e ambientale presente in un territorio, è uno dei punti cardine di questa disciplina.

In questo senso va ricordata l’interpretazione che dà l’architetto Paolo Portoghesi (1999): “L’originaria sensibilità cinese tende a vedere la vita come qualcosa che pervade l’intero universo, e si manifesta non solo in quelli che noi chiamiamo esseri viventi ma anche nei venti, nelle sorgenti e nei laghi, negli alberi, nelle rocce, nella Terra. Con spirito simile a quello di alcune tribù indio-americane che rifiutavano di coltivare la terra per non “ferire la propria madre”, i cinesi hanno un sacro rispetto per il paesaggio e sostengono che per introdurvi qualcosa di nuovo bisogna evitare di “infiggere una spina nella sua carne” e progettare invece una forma che scorra e fluisca insieme al ritmo della Terra”.

Il Feng Shui in Architettura
Nel volume di Pierre Alain Croset (1989) viene citata l’esperienza che l’architetto Gino Valle fece a Harvard nel 1951. Si legge: “Tra le varie chiavi interpretative del lavoro di Gino Valle c’é quella del “regionalismo” basato sulle relazioni tra l’opera di Valle e la cultura locale….. Questa relazione con l’ambiente Valle la vive forse anzitutto nella sua dimensione antropologica, come sembra suggerire nel suo continuo riferirsi ad un significativo testo di Patrick Abercrombie – “feticcio e compagno di strada”, dedicato alla pratica e all’esperienza del feng shui: ‘I cinesi hanno sempre considerato la campagna come la loro casa. Per questo hanno sempre tentato di armonizzare gli interventi umani con le caratteristiche naturali in modo da farne risultare un nuovo e composito paesaggio, una fusione di arte complessa con la natura. Ciò è stato descritto come la scienza di adattare la residenza dei vivi e dei morti in modo che si armonizzino e cooperino con le correnti locali del respiro cosmico'”.

Molti architetti hanno fatto propria la considerazione del legame fra il vivente ed il costruito espresso in forme organiche, un esempio eloquente c’è dato da Frank Lloid Wright, esponente del Movimento Moderno.

L’utilizzo di forme organiche in architettura sta ovviamente nella creatività puntuale e non determinata di ogni “tema” architettonico, oltre che nel suo non conformismo rispetto alle forme secolarmente acquisite dalla tradizione occidentale. Tutti gli schemi spaziali accreditati da secoli fondamentalmente geometrici e prospettici sono abbandonati. Così nell’architettura orientale e in particolare in quella cinese non si accede in un edificio per un gran viale prospettico, ma camminando su una serie di selci disposte in maniera sinuosa e meandriforme sul prato.
La stessa regola è applicata nei giardini dove gli elementi di attraversamento assumono forme e configurazioni a zig zag.

Il verde come elemento di riqualificazione e controllo del microclima
Il geomante deve avere una profonda comprensione di discipline quali l’astronomia, la geografia, la topografia, la geobiologia, la numerologia e l’architettura dell’acqua e del paesaggio.
Egli, tiene conto anzitutto del fatto, che, come l’acqua di un fiume, simbolo di vita e prosperità, deve scorrere lenta e fluida per nutrire un territorio, così anche l’energia Qi deve entrare, circolare ed uscire dagli ambienti per renderli vitali.

Il rifiuto della linearità è alla base della pratica del Vento e dell’Acqua in un certo senso le linee curve sono tipiche della civiltà cinese, così come le linee e gli angoli retti sono caratteristiche della civiltà occidentale. La stessa logica è ripetuta nel disegno del giardino che differisce dallo schema occidentale, dove si sottolinea il carattere di grandiosa rettificazione geometrica e prospettica della natura, così il giardino cinese sfugge ad ogni regola compositiva, è tutto un succedersi di “fatti verdi e d’acqua”, localizzati nel giusto equilibrio dei cinque elementi e della teoria dello yin e dello yang (successione di acque lente e veloci, colori tenui e vivaci, luce e ombra…).

Un luogo quindi, non è mai isolato, ma fa parte integrante di una configurazione più globale fondata su molti elementi appartenenti al mondo naturale ed artificiale quali: colline, montagne, corsi d’acqua, edifici ed infrastrutture.
Per recuperare il significato di ambiente, dobbiamo quindi, concepirlo come una rete di luoghi potenzialmente capaci di sostenere un complesso di interazioni fisiche, emotive, intellettuali e spirituali.

 

By |ottobre 3rd, 2017|Articoli|Commenti disabilitati su Il Feng shui: una bioarchitettura cinese per l’occidente

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